Catania: omicidio Campisi, un ergastolo e due condanne

xUn ergastolo e quasi 26 anni di carcere. Sono state confermate dalla corte di Cassazione le condanne a carico dei tre pregiudicati nisseni accusati dell’omicidio e del tentato omicidio di Alfredo Campisi.

Questa mattina gli agenti della squadra mobile di Caltanissetta, in collaborazione con quelli del commissariato di Niscemi, hanno dato esecuzione al provvedimento definitivo a seguito del rigetto dei ricorsi presentati in Cassazione contro le condanne emesse dalla corte d’assise d’appello di Catania.

Le condanne sono state confermate per Giuseppe Amedeo Arcerito, 64 anni, condannato all’ergastolo con isolamento diurno di 3 mesi; Salvatore Di Pasquale, 51 anni, 13 anni di reclusione e Francesco Amato, 47 anni, condannato a 12 anni e 9 mesi di recusione.

Giuseppe Amedeo Arcerito

Arcerito, detto “U lumiaru”, considerato elemento di vertice di cosa nostra di Niscemi, è stato ritenuto il mandante dell’omicidio ai danni di Campisi, avvenuto a novembre del 1996.

Amato, inteso Ciccio pistola, è stato condannato per aver attentato in due occasioni alla vita di Campisi. Infine, Di Pasquale, detto “Turi cavulata”, è stato condannato per aver ucciso Campisi, nella piena piazza di Niscemi. Per tutti è stata contestata l’aggravante dell’aver compiuto di quei gravi fatti di reato come appartenenti all’associazione mafiosa di cosa nostra di Niscemi del clan Emmanuello.

Le indagini della squadra mobile, condotte con il commissariato di Niscemi, culminate nel 2011 con 6 arresti a carico dei tre condannati oltre ad Alessandro Emmanuello, Sebastiano Montalto e Rosario Lombardo, deceduto, misero in risalto la figura di Campisi, soggetto emergente dell’associazione mafiosa di Niscemi in cui si era verificata una spaccatura dovuta alle ambizioni di comando dello stesso.

Campisi venne assassinato il 6 novembre del 1996 sul ponte Dirillo ad Acate, al confine tra la provincia di Ragusa e quella di Caltanissetta. L’omicidio venne commesso materialmente da Antonio Pitrolo, oggi collaboratore di giustizia e da Giuseppe Buzzone, detto Turi Cavolata, quest’ultimo già condannato a 17 anni di reclusione.

Salvatore Di Pasquale

Campisi Alfredo venne raggiunto alle spalle dai proiettili di una pistola semi automatica mentre si trovava alla guida della propria automobile in compagnai di Giuliano Chiavetta, anche lui oggi collaboratore di giustizia.

Pitrolo e Buzzone portarono a termine l’omicidio dopo un lungo inseguimento a bordo di una Fiat Tempra guidata da Buzzone. L’inseguimento era partito a Niscemi e conclusosi sul luogo del delitto.

In precedenza Campisi era stato vittima di due tentativi di omicidio per i quali vennero condannati Alessandro Emmanuello, all’ergastolo per essere stato il mandante sia dell’omicidio che dei tentati omicidi e il collaboratore Emanuele Celona, lui in qualità di esecutore materiale.

Francesco Amato

I gelesi Emanuele Greco, Massimo Carmelo Billizzi, Fortunato Ferracane, Nunzio Licata, vennero condannati in qualità di esecutori del tentato omicidio nella piazza principale di Niscemi, nonché di detenzione e porto abusivo di armi da fuoco.

Lo scorso sei ottobre 2017, ad Arcerito sono stati confiscati terreni, mezzi agricoli e fabbricati per un valore totale di circa 5 milioni di euro. Tutti beni acquisiti grazie al suo ruolo di vetice ricoperto nell’associazione mafiosa operante a Niscemi.

 

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