Caltanissetta: operazione “Polis”, boss a sostegno di politici

Nove persone sono state arrestate dagli agenti della polizia di Stato di Caltanissetta. I poliziotti erano impegnati in un’operazione antimafia denominata Polis per reati di associazione di tipo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso.

Le ordinanze sono state emesse dal gip del tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale direzione distrettuale antimafia. Le indagini degli agenti della squadra mobile di Gela e dei colleghi di Niscemi, hanno permesso di accertare che appartenenti all’associazione Cosa nostra di Niscemi e Gela si incontravano in aperta campagna per discutere degli accordi politico-mafiosi.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche soggetti politici di Niscemi, tra cui ex amministratori di quel comune. I soggetti colpiti dal provvedimento del gip sono: Giancarlo Lucio Maria Giugno, 58 anni, detenuto nel carcere di Terni; Salvatore Ficarra, 47 anni; Francesco Spatola, 53 anni; Francesco Alesci, 48 anni; Francesco La Rosa, 54 anni; Calogero Attardi, detto Carlo, 31 anni; Giuseppe Attardi, 54 anni; Salvatore Mangione, 47 anni; Giuseppe Mangione, 44 anni.

In particolare, Giancarlo Giugno, Salvatore Ficarra, Francesco Spatola e Francesco Alesci sono accusati di associazione di tipo mafioso per aver fatto parte di Cosa nostra. Francesco La Rosa, Calogero Attardi, Giuseppe Attardi, Salvatore e Giuseppe Mangioni dovranno rispondere di scambio elettorale politico-mafioso in concorso.

Prima di entrare nel vivo delle risultanze investigative che hanno portato all’emissione delle misure cautelari, ricordiamo che il comune di Niscemi il 18 luglio del 1992, dopo la sindaca tura di Paolo Rizzo, cognato del boss Giancarlo Giugno, venne sciolto per infiltrazioni mafiose.

Una fase dell’operazione

A conferma dello stretto interesse mostrato dai mafiosi di Niscemi per la politica, anche per le amministrative del maggio del 2012, il reggente la consorteria mafiosa locale, Giancarlo Giugno, tornato in libertà l’11 marzo 2010, ancora una volta ha manifestato il suo interesse per i nuovi equilibri politici locali e un particolare attivismo nel periodo di piena campagna elettorale.

All’esito di complesse indagini finalizzate al contrasto dell’organizzazione criminale denominata cosa nostra nel territorio di Niscemi, emergeva coevo e successivo alle amministrative di Niscemi del 2012 e del successivo ballottaggio. Il boss Giancarlo Giugno, si era interessato per l’elezione a sindaci di Francesco La Rosa, già consigliere comunale, consigliere provinciale e assessore al comune di Niscemi, nonché per l’elezione di Calogero Attardi, iscritto alla lista civica del La Rosa a consigliere comunale.

Alle elezioni era interessato anche Alessandro Barberi, all’epoca reggente di cosa nostra operante a Gela e rappresentante provinciale che non solo si incontrava segretamente con Giancarlo Giugno, essendo entrambi sottoposti alla misura della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza, ma manteneva i contatti con quest’ultimo attraverso i suoi cognati, tutti residenti a Niscemi, ovvero Salvatore Ficarra e Francesco Spatola.

Da sempre Giancarlo Giugno è stato attivo in politica, nelle fila della democrazia cristiana. È stato anche consigliere comunale di Niscemi nel 1991, anno in cui veniva arrestato a Genova per aver favorito la latitanza del boss gelese Alessandro Barberi.

Era lo stesso Giugno a spiegare, in alcune sue dichiarazioni, il ruolo di ambasciatore all’interno dell’organizzazione criminale mafiosa nissena e alla usa ingerenza nella vita politica locale e provinciale.

A confermare il ruolo di collettore tra mafia e politica di Giancarlo Giugno, anche le dichiarazioni del collaboratore Ciro Vara e quelle di Messimo Carmelo Billizzi ed Emanuele Celona.

I risultati dell’attività tecnica sviluppata durante le giornate delle elezioni, sia al primo turno che al turno del ballottaggio, e nel periodo successivo, confermano l’interesse della consorteria mafiosa al risultato elettorale e la soddisfazione per il risultato ottenuto e  facevano emergere, con chiarezza, quale fosse stato l’impegno assunto dai politici in cambio della promessa dei mafiosi di appoggiare le candidature dell’Attardi e della sua lista di appartenenza: a fronte  della promessa di assicurare la raccolta dei voti, si assicurava la corresponsione di somme di denaro, l’assunzione dell’elettore amico alle dipendenze di società di Giuseppe Attardi, padre del candidato Calogero Attardi, la possibilità della acquisizione di lavori in comune, grazie a turbativa delle relative gare, la acquisizione di commesse e lavori tramite l’intervento o l’aiuto di Giuseppe Attardi.

Le indagini hanno evidenziato che la lista “La Rosa sindaco” non solo si è avvalsa dell’aiuto dei mafiosi per la raccolta del consenso elettorale, ma ha anche “comprato” il voto degli elettori. Somme di denaro in contanti per ogni voto (anche 100 euro a voto) e la promessa dell’assunzione presso le società di Giuseppe Attardi.

Inoltre, dalle indagini è emerso che Francesco La Rosa ha corrisposto, o promesso di erogare, 10 mila euro anche per avere qualche candidato in lista. Si tratta della sorella di Salvatore FIcarra, parente di Alessandro Barberi.

Inoltre, dalle intercettazioni è emerso che Calogero Attardi, inteso Carlo, si volesse accaparrare voti a sostegno della propria campagna elettorale elargendo promesse di posti di lavoro, in cambio di voti, nelle aziende riconducibili al padre Giuseppe Attardi.

Anche il sindaco Francesco La Rosa ha elargito promesse di lavoro in cambio di voti

Le indagini hanno fatto emergere un costante attivismo da parte dei sodali di cosa nostra, Salvatore FIcarra e Francesco Spatola, che si concretizzava nel contattare svariate persone residenti a Niscemi per procurare voti al loro candidato consigliere Calogero Attardi, originario di Gela, nella lista civica La Rosa, a sostegno del candidato La Rosa Francesco.

In piena campagna elettorale, gli incontri tra Salvatore Ficarra e Giancarlo Giugno erano frequenti e le intercettazioni hanno fatto emergere come Ficarra si prodigasse anche a far incontrare personalmente Attardi e Giuseppe Mangione con Giugno. L’intento era di concordare l’appoggio politico che Cosa nostra avrebbe dovuto dare nelle vicine elezioni amministrative comunali.

Inoltre, Salvatore Ficarra aveva fatto più volte la spola tra Niscemi e Gela, svolgendo il suo compito di “postino” tra i 2 boss di cosa nostra Giugno e Barberi. A riprova del suo interessamento per l’elezione dei candidati La Rosa e Attardi, veniva informato in tempo reale della vittoria politica poi conseguita da La Rosa e Attardi.

(L’incontro tra i boss in campagna)

Altri soggetti di Niscemi che si sono impegnati spasmodicamente nella campagna elettorale di Attardi sono stati i fratelli Giuseppe e Salvatore Mangione, nonché Francesco Alesci, factotum di Giugno e Alberto Musto, già uomo di fiducia del boss di Niscemi e futuro reggente della consorteria mafiosa locale (dopo l’arresto di Giugno) e arrestato nel gennaio del 2014 nel corso dell’operazione denominata Fenice, insieme al boss gelese Alessandro Barberi.

Il fatto che i due boss di cosa nostra, Giugno e Barberi e i cognati di quest’ultimo abbiano avuto a cuore la candidatura nonché l’elezione a consigliere comunale di Calogero Attardi nonché l’elezione a sindaco di Francesco La Rosa poteva non ritenersi finalizzata ad un progetto di infiltrazione mafiosa nelle rappresentanze istituzionali che si accingevano ad essere elette al comune tramite un cosiddetto volto politico della politica locale, vedendo impegnate le due storiche vicine consorterie mafiose di Gela e Niscemi.

Come emerso chiaramente dalle attività tecniche, cosa nostra raggiungeva il suo obiettivo. Francesco La Rosa era stato eletto sindaco di Niscemi con 7377 voti nel ballottaggio del 20/21 maggio 2012. La Rosa ha ricoperto la carica di primo cittadino per cinque anni, essendo stato da ultimo scalzato nelle recentissime elezioni dell’undici giugno e del successivo ballottaggio del 25 giugno.

L’ex sindaco Francesco La Rosa riveste attualmente la carica di consigliere comunale, spettante gli di diritto in quanto sconfitto al ballottaggio per le elezioni a sindaco lo scorso giugno. La Rosa faceva già parte della giunta comunale nel 2004 quando l’ente venne sciolto per infiltrazione mafiosa. Attardi è stato eletto nella lista civica La Rosa sindaco, consigliere comunale con 356 voti, primo eletto dei consiglieri della propria lista.

Oltre alla carica di consigliere comunale, lo stesso ha rivestito la carica di assessore ai lavori pubblici del comune di Niscemi. Circa 2 mesi fa Calogero Attardi si è dimesso dal comune Niscemi per prepararsi alla candidatura regionale. Dopo le elezioni, inoltre, nella ditta del padre di Attardi sono stati eletti 67 niscemesi tra cui anche Salvatore Ficarra.

Raggiunto l’obiettivo, i boss mafiosi Giancarlo Giugno e Alessandro Barberi hanno espresso la loro soddisfazione per il risultato elettorale e si complimentavano con i referenti politici. Si sono incontrati con Giuseppe Mangione, persona di fiducia di Calogero Attardi. In particolare, Alessandro Barberi si incontrava, in più occasioni, proprio con quest’ultimo, grazie all’intermediazione di Salvatore Ficarra, sempre particolarmente attivo nell’assicurare le comunicazioni tra i due mafiosi e i candidati appena eletti o i loro fiduciari.

L’uscita degli arrestati dalla questura

Barberi “batteva cassa” per l’apporto decisivo di cosa nostra nelle elezioni a Niscemi e si muoveva per ottenere da Attardi delle somme di denaro, in particolare prima 20 mila euro e poi altri 22 mila euro.

Dopo le elezioni, Calogero Attardi è stato contattato anche da altri esponenti mafiosi che sollecitavano l’assunzione di propri amici presso la società del padre. Così Francesco Cantaro ha sollecitato Alberto Musto a sentire l’amico Attardi per verificare la possibilità di un’assunzione.

Inoltre, non veniva spiccata misura cautelare all’indirizzo di Alessandro Barberi e di Alberto Musto perché già arrestati per associazione mafiosa il 22 gennaio 2014 nell’ambito dell’operazione Fenice, ritenendo il gip assorbito in detta fattispecie di reato in quanto le condotte di reato sono antecedenti alla nuova previsione normativa dello scambio di voti.

Inoltre, Calogero Attardi nel 2015 ha denunciato più episodi intimidatori che devono essere letti con una chiave di lettura diversa slegata da cosa nostra. Stessa considerazione vale anche per episodi intimidatori denunciati da un altro assessore comunale di quella legislatura.

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