Catania: contrabbando di carburante, i particolari dell’operazione

Tre sodalizi criminali avevano messo in piedi un’associazione a delinquere a carattere transnazionale per il contrabbando di prodotti petroliferi immessi nel mercato nazionale evadendo Iva e Accise. Per questo il gip del tribunale di Catania han disposto l’arresto per 12 persone ai domiciliari e un sequestro preventivo di circa 4,5 milioni di euro.

Il prodotto petrolifero contrabbandato proveniva da raffinerie di Germania, Polonia ed Austria e veniva trasportato da autoarticolati di proprietà di società bulgare e romene. Gli arrestati, per eludere i controlli su strada, utilizzavano documenti falsi che attestavano il trasporto di olio lubrificante anziché gasolio per autotrazione, indicando come destinazione finale paesi quali Grecia, Malta e Cipro anziché Catania.

Il carburante poi veniva ceduto in aree di sosta in carenza di qualsiasi precauzione antincendio in spregio ad ogni norma in materia di sicurezza, con rischi elevatissimi per chi si trovava a maneggiare il prodotto o chi transitava nell’area. In più, le indagini hanno permesso di accertare che il trasporto dei prodotti petroliferi avveniva in presenza di gravissimi pericoli per l’impiego di automezzi non idonei allo spostamento di merce altamente infiammabile.

L’organizzazione criminale, infatti, per nascondere i prodotti trasportavi, caricava decine di contenitori in plastica da 1000 litri su normali autoarticolati telonati, in pratica delle vere e proprie bombe viaggianti.

Nel dettaglio, nell’indagine del nucleo di polizia tributaria di Catania, sono stati individuati tre sodalizi criminali collegati che cooperavano che si occupavano delle fasi della filiera, dall’approvvigionamento allo stoccaggio e distribuzione del gasolio ceduto ad autotrasportatori privati a prezzi nettamente inferiori a quelli ufficiali.

A capo di una delle associazioni criminali c’erano Carmelo Pavone, 67 anni, già noto alle cronache per essere stato condannato per estorsione e per aver partecipato al clan mafioso Laudani e Mario Mauro, 68 anni. I due gestivano un autolavaggio ed aree di parcheggio ad Aci Sant’Antonio e Acireale, adibite allo stoccaggio e al commercio del gasolio nel territorio catanese. Della stessa associazione facevano parte i figli di Pavone: Cosimo e Camillo Pavone, 26 e 44 anni e poi ancora Denis Susto, 39 anni; Antonino Mario Chiantello, 49 anni; Rosario Torrisi, 32 anni e Carmelo Scuderi, 59 anni.

La seconda associazione vedeva tra i partecipanti l’autotrasportatore Fabrizio Colapicchioni, 41 anni e gli amministratori di una società di autotrasporti con sede a Roma: i fratelli Alessandro e Stefano Marchetti, 41 e 37 anni. questo gruppo criminale rappresentava per il territorio etneo e campano una rilevante fonte illecita di approvvigionamento di prodotti petroliferi. L’associazione, anche per mezzo di società estere, operava anche in Germania, Austria, Polonia, Gran Bretagna, Malta, Cipro e Grecia e risulta già sottoposta a giudizio immediato in un altro procedimento penale a Roma per le stesse vicende.

Infine, una terza associazione era capeggiata da Santo Santonocito, 52 anni, titolare di una ditta di autotrasporti. Questa rappresentava per il gruppo catanese una secondaria fonte di approvvigionamento di carburante. Il gasolio che contrabbandava Santonocito proveniva da depositi commerciali per agricoltura ubicati nel siracusano e nel catanese.

I tre gruppi criminali hanno continuato a delinquere nonostante fossero in corso le indagini della guardia di finanza di Catania che avevano già intercettato numerosi trasporti di contrabbando arrestando in flagranza di reato ben 11 persone e sequestrando 270 mila litri di prodotto. Il giro di affari annuo delle organizzazioni criminali si aggirava intorno al milione di litri di gasolio per profitti in nero di svariate centinaia di migliaia di euro e con imposte evase oltre il milione di euro.

Maria Chiara Ferraù

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