Catania: arrestato il latitante Sebastiano Mazzei

Si era reso irreperibile da aprile del 2014. Oggi a Ragalna, nel catanese, la polizia ha chiuso il cerchio attorno al pregiudicato latitante Sebastiano Mazzei, detto “Nuccio ‘u carcagnusu”, colpito da due distinte ordinanze di custodia cautelare per associazione per delinquere di stampo mafioso, intestazione fittizia di beni e traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Il pregiudicato, ritenuto reggente dell’omonima organizzazione mafiosa, è figlio del noto boss Santo Mazzei, uomo d’onore a capo della cosca inserita in Cosa Nostra. Il figlio Sebastiano vanta una lunga militanza tra le fila dell’organizzazione mafiosa Mazzei, storicamente riconducibile alla Cosa nostra palermitana in quanto l’uomo divenne “uomo d’onore” su decisione del boss corleonese Leoluca Bagarella.

Sebastiano Mazzei è stato rintracciato dopo un laborioso lavoro d’indagini coordinato dalla DDA di Messina e svolto dagli agenti della squadra mobile sin dal dicembre dello scorso anno, in stretta sinergia con lo SCO. È stato rintracciato all’interno di una villa in località Ragalna in vico delle Rose. Un’abitazione dotata di tutti i comfort dove si trovava in compagnia della moglie e del loro cane. Con sé aveva alcuni telefoni e, nella camera da letto, sotto il materasso, aveva un’accetta a portata di mano.  

All’atto dell’irruzione l’uomo non ha opposto resistenza agli agenti. Nella sua cattura sono stati impiegati 50 uomini che, prima di fare irruzione, hanno circondato la villa per impedirne ogni possibile fuga. Mazzei e il suo clan erano dediti ad estorsioni, usura e utilizzo di droga.

Suo “padrino” fu Leoluca Bagarella che lo introdusse in Cosa nostra palermitana. Il padre, dopo aver abbandonato lo schieramento dei Cursoti, dove si era contrapposto alla frangia capeggiata da Giuseppe Garozzo, aveva stretto alleanza con l’ala di Cosa nostra palermitana cosiddetta “stragista” guidata, dopo l’arresto di Salvatore Riina, da Leoluca Bagarella e successivamente da Vito Vitale.

Santo Mazzei, ergastolano, morto nel 1992 in regime di 41 bis, era stato arrestato sempre dalla squadra mobile. Dopo un periodo di latitanza il 10 novembre di quell’anno, a bordo di un’auto condotta da Girolamo Rannesi, mentre percorreva una strada nel territorio di Ragalna. In quell’occasione Mazzei era armato di un revolver 357 magnum. Così Santo Mazzei venne nominato uomo d’onore mentre era latitante a Catania, alla presenza di Bagarella, Antonino Gioè e Giovanni Brusca, giunti appositamente da Palermo per imporre la leadership della famiglia Mazzei, quale referente dei corleonesi.

Nel 1998, Santo Mazzei, detenuto nel carcere di Augusta, utilizzando un cellulare, aveva impartito disposizioni decidendo le strategie anche omicidi per soppiantare la frangia della famiglia catanese di Cosa nostra, riferibile a Benedetto Santapaola. Mazzei, con precedenti anche da minorenne, si era reso latitante dopo essere sfuggito alla cattura nell’operazione denominata Orione, accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso perché ritenuto associato alle organizzazioni criminali dirette, una da Vito Vitale e l’altra dal padre Santo. Dopo cinque mesi di latitanza venne arrestato dagli agenti della mobile a poca distanza dal luogo dove oggi è stato catturato il figlio.

Grazie alle alleanze con le “famiglie” palermitane, la cosca Mazzei, detta dei “carcagnusi”, si è affermata nel territorio catanese e in provincia, con attività criminali che spaziano dal traffico di droga alle estorsioni.

Maria Chiara Ferraù

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