Randazzo (Ct): operazione antimafia Trinacium

Otto persone arrestate. Si è conclusa così l’operazione Trinacium condotta dai carabinieri della compagnia catanese di Randazzo. E’ stata sgominata un’associazione a delinquere di stampo mafioso dedita a furti, estorsioni e usura, nonché a sequestro di persona. L’associazione era legata alla famiglia catanese di Laudani, nota come Mussi ‘i ficurinia.

Le indagini sono iniziate nel 2011 e si son protratte sino al 2013, mesi in cui i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile hanno monitorato le attività del sodalizio criminale e dei suoi associati. Le indagini hanno confermato la vitalità e operatività del clan, articolato nella classica struttura organizzata e verticistica, il cui ruolo apicale è esercitato da Claudio Ragaglia, detto “Il direttore”. Nella direzione lo affiancavano i fratelli Antonino e Michele Salvatore, rispettivamente 42 e 54 anni. I collaboratori finiti in manette sono: Giuseppe Cartillone, 42 anni; Francesco Rosta, 72 anni; Giuseppe Minissale, 41 anni e Luigi Virgilio, 33 anni.

Agli arresti domiciliari è finito Samuele Rosario Lo Castro, 29enne già detenuto per altra causa nel carcere di Palermo; Antonio Salvatore Sapiente, 48 anni e Paolo Rombes, 57 anni. questi ultimi hanno assunto un ruolo attivo in favore dell’associazione mafiosa, concorrendo nelle condotte usurarie e nella conseguente condotta di recupero forzoso dei crediti. Si sono anche resi responsabili di furti e di condotte estorsive caratterizzate dal metodo del cavallo di ritorno.

Le indagini hanno permesso di evidenziare il tentativo del gruppo criminale di assumere il controllo del territorio, oltre che col controllo di ogni attività illecita, anche mediante l’accurata gestione dei rapporti con altri gruppi criminali limitrofi.

La forza intimidatrice del clan, specie in occasione del recupero delle somme concesse ad usura, si è manifestata con particolare violenza, tanto che, in uno degli episodi contestati, la vittima veniva sequestrata, obbligata a salire in auto e, una volta condotta in un casolare, legata, picchiata e minacciata di morte con una pistola.

I riscontri investigativi, caratterizzati anche da attività tecniche di intercettazioni ambientali e telefoniche, hanno permesso di ricostruire minuziosamente i ruoli e il vissuto criminale del clan, evidenziando anche la particolare accortezza degli associati nell’evitare i controlli delle forze dell’ordine.

I carabinieri stanno ancora cercando due destinatari della misura cautelare che sono resi irreperibili.

Maria Chiara Ferraù

 

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