“Vogliamo Sanremo classica”

La musica classica potrebbe arrivare sul palco dell’Ariston per il festival della canzone. Almeno è questo uno degli obiettivi di una petizione on line avviata dal compositore siciliano Andrea Ferrante, per chiedere al comune di Sanremo e alla Rai, di prendere in considerazione la possibilità di organizzare un festival della musica classica denominato Sanremo classica. Sul palco del più popolare festival della canzone italiana salirebbero cantanti e strumentisti solisti, anche loro divisi nelle consuete categorie “big” e “nuove proposte”. I brani che interpreterebbero verrebbero realizzati da compositori italiani che rappresentano il linguaggio colto contemporaneo.

Fra gli obiettivi di Sanremo classica, favorire la diffusione, la conoscenza e la comprensione della musica  classica presso il grande pubblico; contribuire alla rinascita culturale attraverso l’ampliamento di conoscenze e competenze della musica e delle arti contemporanee; destinare visibilità e spazio sui media nazionali alla musica colta e ai professionisti che la praticano e ovviamente anche creare nuove opportunità di lavoro, incontro e scambio per e tra i professionisti del settore, con particolare riferimento ai giovani talenti.

Il promotore della petizione è il maestro palermitano e compositore, docente al conservatorio Corelli di Messina, Andrea Ferrante. A lui abbiamo rivolto alcune domande sulla sua proposta.

Maestro lei ha avviato una petizione per proporre l’idea di creare un festival di Sanremo dedicato alla musica classica “Sanremo classica”. Perché questa idea?

La musica classica oggi attraversa una fase di estrema criticità, sia dal punto di vista formativo che sul piano della produzione. Istituti preposti alla formazione che si svuotano, teatri e orchestre che chiudono, editoria e discografia musicali incapaci di segnare il mercato: sono questi l’evidente segnale di un sistema ormai in cortocircuito. Individuarne cause e colpe è cosa assai complessa e, per altro, inutile. Ma non si può nascondere il fatto che parte di questo declino vada imputato a noi musicisti stessi (intendo noi “colti”) che da sempre rigettiamo l’idea della dignità di rappresentanza (quindi di presenza) di generi diversi. Lʼidea che la musica classica potesse accostarsi al pop o al jazz ha portato con sé, nutrendolo sempre più, quel principio di contaminazione che, sia sul piano compositivo che su quello performativo, non ha fatto altro che rimarcare le distanze. L’idea di “Sanremo Classica” nasce per tentare una inversione di tendenza, per portare la musica e i musicisti classici nelle case della gente, per far sapere al mondo che esistiamo e che c’eravamo sbagliati nel nostro atteggiamento autoreferenziale, perché la nostra musica non è solo nostra… è di tutti, è per tutti.

Sanremo di solito è associato alla musica leggera, quella che si può ascoltare mentre si fa “altro” facendo da sottofondo. Anche la musica classica può avere questo aspetto o sarebbe un Sanremo differente?

Non credo che il Festival di Sanremo lo si segua così tanto distrattamente. Non avrebbe senso allora il principio del televoto e si farebbe torto a quelle persone che esprimono il loro giudizio attraverso questa procedura. Tuttavia un “Sanremo Classica” richiederebbe altri parametri d’ascolto, certamente una attenzione maggiore e più “sensibile”, probabilmente non troppo distante da quella che si presta nel seguire un buon film in tv. In ogni caso, volendo cedere alla sua “provocazione”, potrei dirle che al massimo saremmo in presenza di una straordinaria musique d’ameublement: per dirla con Erik Satié «Chi non ha mai ascoltato musique d’ameublement ignora la felicità». Allora, siate felici!

Pochi conoscono il panorama dei compositori contemporanei, a parte qualche eccezione come per esempio Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, Ennio Morricone… ma sicuramente Sanremo classica potrebbe essere un volano per i compositori che sono ancora nell’ombra e anche per i giovani esecutori che potrebbero far conoscere e apprezzare le loro qualità artistiche. Come hanno accolto i suoi colleghi e i suoi alunni la petizione?

Con grande interesse e con vero entusiasmo… ma non tutti, anzi, una minima parte. Hanno aderito diversi colleghi e studenti dei conservatori di Messina, Palermo, Trapani e dell’Istituto Musicale di Catania, i Direttori dei Conservatori di Palermo (prof. Daniele Ficola) e di Mantova (maestro Salvatore Spanò), nonché colleghi e studenti di altri conservatori, liberi professionisti e amanti della musica. Sostengono l’iniziativa anche le riviste Amadeus, Musica e Suonare. Al momento hanno firmato la petizione in 378… molti vista la nostra atavica incapacità ad unirci in battaglie comuni, pochi per sensibilizzare i vertici RAI verso una scelta di tale innovativa portata.

Sanremo però è anche spettacolo televisivo, lei pensa che le composizioni contemporanee potrebbero appassionare il pubblico da casa che non è avvezzo alla musica classica? E se sì, in che modo?

La musica classica di repertorio e le opere di nuova creazione, i giovani talenti e i grandi interpreti saprebbero ben catalizzare l’attenzione del grande pubblico. La musica è spettacolo di per sé. In più, quando la sua dimensione simbolica viene impreziosita, è in grado di toccare il cuore e l’anima di tutti. E la gente è più pronta e disponibile ad accogliere il bello di quanto ci si voglia far credere.

Andrea Ferrante, dopo la prima formazione, inizia un periodo determinante per l’evoluzione del suo linguaggio compositivo e per la sua crescita artistica, il cui fulcro divengono lo studio e la conoscenza con musicisti quali Giuseppe Scotese, Francesco Pennisi ed Ennio Morricone. Di quest’ultimo, (che presentando un suo cd scrive “Se qualcuno mi chiedesse chi è Andrea Ferrante risponderei con certezza e senza esitare: è un ottimo e vero compositore”), in particolare accoglie i modelli e le forme compositive, rielaborandoli attraverso una personale interpretazione del melos e dei modi tipici della sua terra d’origine. Dopo un decennio di silenzio, dal 2001 al 2010, Ferrante torna a scrivere per orchestre, ensemble e solisti tra i più prestigiosi del panorama europeo ed extraeuropeo, pubblicando per Rai radiotelevisione italiana, Videoradio, Zecchini, Carrara, Simeoli e altre edizioni ed etichette discografiche indipendenti. La sua scrittura abbraccia dalla musica colta a quella per l’immagine, anche attraverso “incursioni” nell’ambito della musica pop, della televisione e del cinema. Insegna elementi di composizione e analisi per Didattica della musica al conservatorio Arcangelo Corelli di Messina.

 Maria Chiara Ferraù

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