Messina: inchiesta formazione, chiesto il carcere per Genovese

Il deputato del Partito democratico, Francantonio Genovese rischia il carcere. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Messina ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per il parlamentare messinese coinvolto nello scandalo dei corsi di formazione . È accusato di associazione per delinquere, peculato, truffa e falso in bilancio.

Alla Camera è stata già presentata la richiesta di arresto per il deputato. All’alba di oggi sono stati arrestati tre collaboratori di Genovese e un commercialista, accusati di associazione a delinquere, peculato e frode fiscale. Si tratta di Salvatore La Macchia, ex capo della segreteria tecnica di Mario Centorrino, ex assessore regionale alla Formazione; Stefano Galletti, Roberto Giunta e Domenico Fazio.

La procura di Messina negli scorsi mesi aveva arrestato la moglie Chiara Schirò e la cognata di Genovese, Daniela D’Urso, moglie dell’ex sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, assieme ad altre sette persone sempre nell’ambito della stessa inchiesta. Le indagini avevano permesso di accertare che gli indagati, attraverso enti di formazione e società filtro create appositamente, grazie a prezzi gonfiati per l’acquisto di beni e servizi o a prestazioni totalmente simulate, sottraevano a proprio vantaggio i fondi assegnati per lo svolgimento dei corsi di formazione. Le accuse hanno riguardato i finanziamenti per la formazione professionale regionale per il periodo tra il 2007 e il 2013 agli enti Lumen, Aran e Ancol. Ora l’indagine si estende agli enti Enfap, Enaip, Ial training service, L&C training and consultino, Cesam, Ecap, Cesofom, Apindustria e Reti.

Un capitolo dell’inchiesta è dedicato agli affitti condotti con un meccanismo illecito. Una società prendeva in locazione un immobile per un certa cifra e poi lo subaffittava ad altri enti con un sovrapprezzo. Lo stesso succedeva, ipotizzano gli inquirenti, per gli acquisti di mobili e forniture di servizi. Sono anche emerse fatture gonfiate del 600% per affitti o prestazioni di servizi. Un modo per accaparrarsi decine di milioni di euro dalla Regione per gli enti di formazione professionale.

Il deputato del Pd Genovese viene ritenuto dagli inquirenti come “l’unitario centro di interessi cui fanno riferimento una ragnatela di enti e societa’, uniti tra loro da una trama volta a consentire, attraverso meccanismi di fatturazione in tutto o in parte inesistenti, la sistematica sottrazione di consistenti volumi di denaro pubblico”. Il parlamentare, sostiene chi indaga, “nel corso del tempo, ha acquisito, grazie ad una rete di complici riferibili anche alla propria famiglia, il controllo di numerosi enti di formazione operanti in tutta la Sicilia e, parallelamente, di una serie di società che gli hanno permesso di giustificare le appropriazioni, così da lucrare illeciti profitti”.

Maria Chiara Ferraù

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