Sant’Agata di Militello (Me): operazione “Camelot”, i particolari

Questa mattina gli agenti della squadra mobile di Messina hanno eseguito le ordinanze di misure cautelari per otto persone indagate nell’ambito dell’operazione denominata “Camelot” e che dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati contro la pubblica amministrazione quali libertà degli incanti, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico.

Nel corso della conferenza stampa oggi alla questura di Messina, alla presenza del Gip di Patti, Maria Giuseppe Scolaro, sono stati resi noti i particolari della vicenda.  Oltre alle otto persone, destinatarie dei provvedimenti, ne risultano indagate altre 11. Fra gli indagati anche l’ex sindaco Bruno Mancuso, attuale senatore della Repubblica nelle fila del Nuovo centro destra. 

Le indagini sono state avviate dopo le denunce presentate da un imprenditore edile a febbraio del 2010 e da un ex consigliere comunale nel maggio dello stesso anno. Grazie anche ad intercettazioni ambientali e telefoniche, tra il marzo del 2011 e il gennaio del 2012, sono state acquisite numerose documentazioni.

La lunga attività d’indagine, raccolta in due informative a carico di 47 soggetti, ha fatto emergere l’esistenza di un comitato d’affari, collocato ai vertici tecnico-amministrativi del comune di Sant’Agata di Militello, che ha svolto la propria attività di istituto come una forma di potere esercitato per piegare l’attività di amministrazione e di governo al conseguimento di interessi personali, sia di carattere economico che politico elettorale, forgiando complesse procedure amministrative a guisa di un vero e proprio sistema politico-affaristico di tipo criminale. Momento cruciale è stata la progettazione dei lavori pubblici. Gli investigatori hanno accertato l’esistenza di un sodalizio criminoso stabile al quale hanno preso parte i dipendenti pubblici addetti all’area tecnica del Comune di Sant’Agata, finalizzato allo sfruttamento delle risorse pubbliche destinate alla progettazione, indipendentemente dall’effettiva successiva realizzazione dell’opera, superando ogni ostacolo relativo alla tempistica imposta dagli enti finanziatori, con il ricorso ad atti pubblici falsi, abusi d’ufficio e per svolgere gare che dietro la parvenza del rispetto delle procedure concorsuali stabilite per legge, celavano addirittura aggiudicazioni già predestinate.

L’organizzazione traeva così ingenti vantaggi economici e politici tramite la gestione degli uffici di direzione lavori, degli incarichi di Rup e degli incarichi professionali, affidati a tecnici esterni nell’ambito di pubblici appalti. Per il conferimento di incarichi professionali per un importo inferiore ai 100 mila euro, Contiguglia, uno degli arrestati, nella qualità di responsabile dell’ufficio intersettore, predisponeva, con estrema perizia tecnica, un metodo di selezione espresso nel bando prima e realizzato successivamente nelle fasi della gara, con l’obiettivo di affidare l’incarico di progettazione o di consulenza al professionista scelto precedentemente che, sulla base dell’accordo preventivo, presentava un’offerta economica con il minimo ribasso consentito sull’importo a base d’asta.

Nel corso delle indagini, inoltre, è stato verificato che i tecnici comunali che collaboravano con Contiguglia nell’attività illecita, sottoscrivevano i progetti, realizzati in realtà da altri professionisti, ricevendone l’indebito vantaggio economico del compenso, consistente nell’indennità di progettazione per il personale dell’ufficio tecnico comunale che dividevano in eguali percentuali.

Nel 2005 il comune di Sant’Agata di Militello, nell’ambito delle opere pubbliche, ha avviato un piano strategico, elaborato da Giuseppe COntiguglia, che, oltre a dirigere l’ufficio tecnico era anche direttore del Pis, piano strategico polo turistico Tirreno centrale.  Nel 2006, precisamente il 21 giugno, è stato sottoscritto il primo protocollo d’intesa fra l’allora sindaco Bruno Mancuso e Giuseppe Contiguglia, nella qualità di direttore nonché responsabile del pis ed il direttore dellEnte parco dei Nebrodi.  Il protocollo d’intesa siglato è stato il presupposto essenziale, oltre alla validazione della coalizione dei comuni facenti parte del piano strategico, per l’individuazione esatta dei beneficiari che potevano avere accesso ai fondi regionali. Nel 2010 il piano strategico, in rafforzamento del patto di unione siglato precedentemente, è stato denominato Nebrodi città aperta. L’attività del Pis, sotto la guida dell’ingegnere Contiguglia, si è conclusa con la costituzione della governance con il consiglio territoriale e l’ufficio di presidenza e l’elezione del sindaco di Sant’Agata di Militello a presidente e coordinatore del piano strategico. Contiguglia, in rappresentanza del comune capofila e quindi espressione politica ed operativa di Bruno Mancuso, è stato eletto direttore dell’ufficio piano, ovvero della struttura di coordinamento, monitoraggio e di valutazione dei risultati di ciascun progetto, con competenze di tipo manageriale e tecnico scientifico di elevato profilo.

Grazie all’attività del pis, quindi, la coalizione Nebrodi città aperta è stata inserita nella programmazione regionale con un pist, relativamente al programma di sviluppo urbano asse 6, che ha consentito la presentazione di settantadue progetti, sugli ottantadue presentati e dichiarati nel marzo 2011 ammissibili a finanziamento. Molti dei quali sono già stati finanziati per quasi 100 milioni di euro.

Nel corso delle indagini è stato accertato che, per utilizzare questi fondi, Contiguglia  aveva “riesumato” dei progetti, difficilmente realizzabili dal punto di vista esecutivo, per i quali ha suddiviso a priori le somme per finanziare i progetti di livello definitivo, relativamente al professionista esterno, preventivamente designato, a cui affidare l’incarico di progettazione.

Dagli atti acquisiti è stato rilevato che in questi anni di attività di amministrazione Mancuso, il comune tirrenico aveva avuto una attività particolarmente intensa nel settore dei lavori pubblici, ottenendo finanziamenti regionali.

Maria Chiara Ferraù

L’OPERAZIONE

OPERAZIONE CAMELOT

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