Milazzo (Me): i discepoli di Omero

In una società in cui l’insana apparenza è figlia di una scatola vuota, e nel quale i social network rappresentano il filtro più assoluto e più immediato (con tutti i pro e contro) nell’interazione / mediazione di tematiche dai contenuti più svariati, ecco scorgere all’orizzonte I discepoli di Omero.

Da un’idea di Giuseppe Foti di amalgamare più realtà artistiche, ecco nascere .. come finestra nel comprensorio milazzese .. un collettivo artistico di presenze nel quale il monitoraggio di più realtà locali sposa perfettamente il culto dell’Arte nelle sue varie ramificazioni e nelle sue indole più profonde. La decantazione di bellezze nei poemi Omerici dell’Eneide con ispirazione alla terra del Chersoneso D’Oro, e degli antichi “agri-milesi” nei canti Romani e Greci, è certamente la chiave di lettura nell’origine del nome.

Con l’obbiettivo di riuscire a confluire più testimonianze possibili (dal mondo dell’arte), materializzando in progetti di manifestazioni ed eventi, il linguaggio dell’anima di tantissimi “discepoli”, Giuseppe Foti evidenzia l’importanza dell’emozione e della passione nel connubio con l’Arte, al fine di esiliarsi dal disagio avulso di una gabbia sociale fin troppo obsoleta, ed evadendo in sfumature di realtà, dove il sentimento e la gioia dell’esistenza colorano di luce ogni forma di espressione prescindendo dal contesto e dalla metrica dei ceti. L’appartenenza al tempio della poesia e della musica, in passati non troppo lontani, genera nel promotore del gruppo, la sana consapevolezza del salto di qualità per intercessione di opportunità più marcate e di una maturità più coscienziosa, a cospetto di un passaggio sempre più sottile ma assai influente dal mondo del web a quello reale.

A tal proposito, il fondatore de I discepoli di Omero, spiega l’esigenza introspettiva e materialistica di spazi sempre più assenti, e di corsi prettamente professionali nello sviluppo e cura della propria potenzialità in certe espressioni artistiche e non. Ed anche più biblioteche e corsi di pittura, nell’arricchimento e nutrimento del proprio cervello e della propria anima, di culture lontane e profonde e dai sapori malleabili e intrinseche di vita . A fronte di ciò, e nel saggio consiglio di perlustrazione di nuove dimensioni artistiche, mediante viaggi e spostamenti, Giuseppe Foti traccia una linea di confine al bivio tra l’eccelso e il consumistico, nel quale l’arte (in tutte le sue forme: poesia, musica, pittura, teatro, moda, foto, ecc. ecc.) getta le basi per una nuova civilizzazione di valori, e dove all’esternazione di una passione si coniuga la più grande forma di espressione artistica.

Giovanni Foti

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