Catania: operazione antidroga Tuppi, i particolari

Un bar del centro era la centrale operativa, l’ufficio. Otto persone sono state arrestate questa mattina dai carabinieri del comando provinciale di Catania che hanno così sgominato una banda dedita al traffico di cocaina tra la Sicilia e la Calabria. Nell’ambito dell’operazione, denominata Tuppi, sono scattate le manette ai polsi di: Giovanni Sapuppo, Gaetano Nicotra, Antonino Nicotra, Antonino Rivilli, Daniele Musarra Amato, Daniele Di Stefano, Gaetano Nicotra e Giuseppe Avellino.

Questa mattina, alle prime ore dell’alba, oltre cento carabinieri hanno dato esecuzione ai provvedimenti emessi dal Gip di Catania su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia. Gli otto arrestati sono ritenuti appartenenti ad un’organizzazione dedita al traffico di cocaina nel territorio di Misterbianco e Belpasso. Organizzazione facente capo a Mario Nicotra, detto Mario ‘u Tuppo, ucciso nel 1989 durante una violenta faida con il contrapposto clan mafioso guidato da Giuseppe Pulvirenti, ‘u Malpassotu.

Il gruppo criminale che faceva riferimento a Mario Nicotra, si era costituito a Misterbianco molto tempo prima rispetto a quello di Pulvirenti e inizialmente i rapporti fra le due cosche mafiose erano stati di reciproca tolleranza, dal momento che il primo aveva pensato bene di non contrastare la decisione di Pulvirenti di imporre la sua presenza a Misterbianco, ritenendo di fatto possibile una “convivenza”. Fra i due gruppi però erano insorti contrasti a causa dei grandi interessi in gioco, tali da indurre il clan di Pulvirenti a decidere di estromettere i rivali dalla zona di Misterbianco per poterne acquisire il controllo in maniera totale. Da qui era scaturita una guerra fra bande che, grazie anche alle ricostruzioni dei collaboratori di giustizia, aveva causato la decimazione dei Nicotra e delle persone a loro vicine. In quel periodo vennero assassinati lo stesso Nicotra nel pieno centro di Misterbianco e Giuseppe Avellino, cognato di Mario Nicotra. A lui, dopo la morte del capo, era stato affidato il compito di risollevare le sorti dell’organizzazione criminale.

I pochi superstiti da questa guerra di mafia si erano rifugiati prevalentemente in Toscana ed Emilia Romagna. Dopo svariati anni, a seguito dei numerosi pentimenti e dei mutati assetti strutturali ed organizzativi di Cosa nostra etnea, gli “scappati”, così come venivano chiamati negli ambienti criminali catanesi i componenti della famiglia Nicotra, avevano fatto gradualmente rientro nel paese di origine, riuscendo a riorganizzare il sodalizio criminoso ed accentrando la gestione delle attività illecite ritenute più redditizie, tra le quali il traffico di droga. Erano riusciti a controllare, incontrastati, il comprensorio di Misterbianco.

Il quartier generale del clan era nello storico bar Roma, più noto come bar Stadio nella zona popolare detta ‘a Pugghia di Misterbianco. Qui avvenivano le riunioni, venivano definite le strategie e distribuiti i compiti, nonché prese le decisioni. Grazie alle immagini registrate da una telecamera nascosta installata nei pressi dell’esercizio commerciale e al contenuto di alcune conversazioni intercettate, è stato reso ancora più chiaro il ruolo di quel luogo di ritrovo dove gli indagati si vedevano quotidianamente.

Dopo 18 mesi di indagini i carabinieri del nucleo investigativo di Catania hanno disarticolato l’organizzazione criminale. La droga veniva fornita dalla famiglia mafiosa calabrese dei Bevilacqua di Marina di Gioiosa Jonica a cadenza mensile. Nel linguaggio del gruppo quando si parlava di numero di cavalli si intendevano i chili di cocaina e “duro di bocca, buono per passeggiare, duro nelle redini, vincente” definivano le caratteristiche qualitative della droga.

Il 14 giugno del 2011 a Messina erano stati fermati due autoveicoli su cui viaggiavano quattro calabresi che trasportavano due chili di cocaina destinata al gruppo dei Nicotra, al cui vertice c’era Gaetano Nicotra, fratello di Mario, rientrato a Misterbianco il 14 dicembre del 2010 dopo un lungo periodo di detenzione scontato, da ultimo, ai domiciliari a Ravenna. In posizione subordinata ma di spicco, i nipoti Antonio e Gaetano Nicotra, sempre attivi e coinvolti costantemente in tutte le vicende dell’organizzazione. Infine, con un ruolo operativo, Giuseppe Avellino, Antonino Rivilli, Daniele Musarra, titolare di una rivendita di auto usate a Belpasso, Giovanni SApuppo e Daniele Di Stefano.

Gli arrestati sono stati ristretti nelle case circondariali di Piazza Lanza e Bicocca. All’esito delle perquisizioni domiciliari è stata sequestrata documentazione probatoria utile ai fini investigativi nonché la somma in contanti di 8.000 euro, ritenuti provento dell’attività illecita.

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Maria Chiara Ferraù

 

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