Barcellona (Me): truffa alle assicurazioni, le persone coinvolte

Avevano avanzato richieste di risarcimento per 33 falsi incidenti per una cifra complessiva pari a un milione e 500 mila euro. Le compagnie di assicurazioni, nella maggior parte dei casi, hanno già liquidato l’intero indennizzo richiesto. I carabinieri della compagnia messinese di Barcellona Pozzo di Gotto all’alba hanno eseguito 16 ordinanze a danno di altrettanti soggetti tra Barcellona, Mazzarrà Sant’Andrea, Milazzo, Castroreale, Terme Vigliatore e Tortorici. Tutti dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla commissione delle truffe alle assicurazioni.

Le manette sono scattate ai polsi di Filippo Reale, 43 anni di Mazzarrà Sant’Andrea; Antonino Carlo Zarcone, 33enne di Barcellona Pozzo di Gotto, avvocato; Bernardino Salamone, barcellonese di 45 anni residente a Castroreale, dottore e del dottore Giuseppe Milone, barcellonese residente a Milazzo, 52 anni. Per loro sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale per il dottore Claudio Aliberti, barcellonese 34enne; per il dottore Domenico Giunta, 52 anni, anche lui di Barcellona Pozzo di Gotto e per l’avvocato Anna Maria Coppolino, residente a Barcellona, 42 anni.

Obbligo di dimora nel comune di residenza per Giovanni D’Angelo, 33 enne di Barcellona; Elisabetta Sidoti, 43enne residente a Barcellona; Anna Maria Campanella, palermitana residente a Terme Vigliatore, 42 anni; Antonino Bisognano, 29enne di Mazzarrà Sant’Andrea; Filippo Iannello, barcellonese di 57 anni.

Infine, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per quattro persone (tre di Barcellona e una di Tortorici).

Le indagini erano state avviate a novembre del 2010 dopo che quasi tutte le compagnie di assicurazione hanno deciso di abbandonare il comprensorio barcellonese o a praticare premi di importo quasi proibitivo a carico dei cittadini per i continui incidenti. Grazie all’installazione di una microspia all’interno dello studio legale di uno dei capi dell’associazione, Antonino Carlo Zarcone, è stato possibile accertare, già dalla fase dell’ideazione, la commissione ad opera del sodalizio delle singole frodi assicurative.

Dopo pedinamenti, acquisizione di documenti e intercettazioni telefoniche, è emerso un robusto compendio probatorio. L’associazione operava seguendo degli standard precostituiti e ben collaudati. A capo dell’associazione c’erano Antonino Carlo Zarcone e Filippo Reale. Erano loro a ideare un falso incidente stradale. Individuati i mezzi coinvolti creavano ad arte i danni comprovanti l’incidente. In alcuni casi, i militari dell’Arma hanno scoperto che presso una pertinenza dell’abitazione di Reale, venivano prodotte delle ammaccature sui veicoli in modo da attestare l’avvenuto incidente automobilistico. In secondo luogo venivano individuati i soggetti che figuravano quali feriti che, appositamente istruiti dai capi dell’associazione, andavano al pronto soccorso e qui riferivano di aver subito un incidente stradale e di accusare algie, inducendo in errore il medico di turno che solitamente attestava la presenza di lesioni, giudicate guaribili solitamente in pochi giorni. Ed ecco che arrivava la terza fase: il soggetto era inviato da uno dei quattro medici che componevano il sodalizio che formava certificati che attestavano falsamente il protrarsi della malattia. Il medico redigeva un falso certificato che attestava il nesso tra la malattia e l’incidente stradale e indicante delle invalidità importanti. A quel punto veniva avanzata una richiesta di risarcimento del danno. Solitamente la compagnia di assicurazioni sottoponeva a visita medico-legale il finto danneggiato, all’esito della quale erano sempre smentite le conclusioni del medico di parte associato. E nasceva il contenzioso che spesso veniva chiuso in via stragiudiziale mediante il riconoscimento a favore del danneggiato di un indennizzo minore rispetto a quello inizialmente richiesto. In molte altre occasioni, sul rifiuto delle compagnie di pagare l’indennizzo era predisposta citazione a giudizio di fronte al giudice di pace. I capi dell’associazione individuavano almeno due falsi testimoni che, istruiti a dovere, rendevano falsa testimonianza. Liquidato il danno tramite assegno, Reale e Zarcone provvedevano ad accompagnare o fare accompagnare da altri sodali l’intestatario del titolo in banca, per intascare immediatamente il profitto del delitto. Abitualmente l’assegno era inviato allo studio di Zarcone o dell’altro legale associato, Anna Maria Coppolino, in modo da avere l’assoluto controllo anche della riscossione del denaro.

Spesso venivano richiesti anche indennizzi per danni ai mezzi. I capi dell’associazione, in presenza di soggetti vittime di lesioni, anche importanti, e dipendenti da altra causa rispetto all’incidente, ideavano un falso sinistro stradale ricollegando a questo le lesioni. In altri casi, in presenza di un sinistro realmente accaduto, i capi dell’organizzazione individuavano soggetti non coinvolti che venivano fatti figurare come feriti. Anche in questi casi, con le false attestazioni dei medici, veniva ottenuto l’indennizzo non dovuto.

Nel registro degli indagati sono stati iscritti più di 200 soggetto e sono stati individuati ulteriori incidenti che presentano indizi di falsità. Le indagini proseguono senza sosta per prevenire e reprimere il fenomeno delle frodi assicurative, di cui sono vittime tutti i cittadini dell’hinterland barcellonese che hanno la necessità di assicurare il mezzo di locomozione e per i quali l’esorbitanza dei premi richiesti è direttamente collegata all’operatività dell’associazione oggi messa fuori uso.

Il fenomeno è talmente radicato che un consulente medico, docente all’università di Messina, su richiesta di una compagnia assicurativa sull’esistenza di lesioni indicate come derivanti proprio da uno degli incidenti di cui è stata riconosciuta la falsità si è così espresso: “si evidenzia che il caso rientra a pieno titolo fra quelli, assai poco limpidi, che con grande frequenza si ha modo di osservare nel distretto di Barcellona. Si tratta di casi nei quali è costante l’intervento di soliti noti medici che, con estrema disinvoltura, emettono certificazioni o reperti di indagini diagnostiche assai compiacenti, a supporto di lesioni rilevanti, di fatto insussistenti, e/o percorsi clinici consistenti, con il fine poi di rendere ammissibili postumi più o meno rilevanti. Tale fenomeno avviene sotto gli occhi e con buona pace di tutti…”

Maria Chiara Ferraù

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