Enna: palpeggiava le dipendenti, arrestato

Per due donne dipendenti di una ditta di pulizie operante in un ufficio pubblico ad Enna, andare al lavoro era diventato il loro peggiore incubo. Da tre anni venivano vessate, anche sessualmente, dal responsabile del cantiere di lavoro.

L’uomo, approfittando del fatto che le pulizie venivano fatte prevalentemente in assegna di impiegati, avvicinava le donne e in più occasioni le avrebbe palpeggiate nelle parti intime con violenza, costringendole a subire avances lascive e proposte oscene.

L’indagato dovrà ora rispondere anche di atti persecutori ai danni delle due donne perché più volte avrebbe minacciato di avviare procedimenti disciplinari a loro carico, chiamandole più volte al giorno, proponendo loro incontri sessuali, toccandole e facendosi toccare nelle parti intime e denigrandole davanti ai colleghi, fino a provocare in loro un profondo stato di ansia e di paura.

L’uomo, L.F.U., pregiudicato di Enna, 45 anni, è stato arrestato. Aveva già subito una condanna per estorsione perché tra il 2000 e il 2001 avrebbe costretto alcuni dipendenti di una ditta di pulizie presso la quale lavorava, ad effettuare più ore di lavoro di quelle pattuite, corrispondendo, inoltre, cifre minori rispetto a quelle previste nel contratto di lavoro, sotto la minaccia del licenziamento.

Il 45enne è stato arrestato e si trova adesso agli arresti domiciliari su disposizione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Enna che ha accolto le richieste del pubblico ministero. Le indagini sono state condotte dagli investigatori della sezione reati contro la persona e reati sessuali della squadra mobile di Enna, diretta dal vice questore aggiunto, Giovanni Cuciti.

Le indagini erano state avviate lo scorso giugno quando una delle vittime, non potendo più tollerare le condotte dell’uomo, ha confidato quanto le succedeva ai propri referenti sindacali che, fornendole supporto psicologico, l’hanno indotta a denunciare i fatti agli uomini della squadra mobile di Enna. L’altra vittima, interrogata successivamente, ha confermato la versione della collega, riferendo dettagliatamente gli abusi e le angherie subite nel corso degli anni. Una delle due donne aveva deciso addirittura di licenziarsi, preferendo perdere il posto di lavoro che continuare a subire tali angherie e violenze.

Maria Chiara Ferraù

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