Messina: festa per la beatificazione di Antonio Franco

 “Oggi la chiesa di Messina è in festa per la beatificazione del Venerabile Antonio Franco, Prelato ordinario di Santa Lucia del Mela, vissuto tra il 1585 e il 1626”. Con queste parole si è aperta questa sera l’omelia del Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi a Messina.

Un evento storico per la Chiesa locale, come aveva già sottolineato l’Arcivescovo Calogero La Piana, in occasione della presentazione del rito alla stampa: “la prima beatificazione della nostra Chiesa (anche se nel 1988 Giovanni Paolo II aveva proclamato santa la nostra Eustochia Calafato); un dono di grazia che accogliamo con gioia e vogliamo valorizzare per stimolare il nostro cammino di fede”.

In una Cattedrale gremita di religiosi e fedeli, hanno presieduto il rito, insieme a Sua Eminenza il Cardinale Amato e a S.E. Calogero La Piana, Arcivescovo Metropolita di Messina Lipari S. Lucia del Mela: S.Em. Card. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo e Presidente della Conferenza Episcopale Sicula, S.E. Mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania, S.E. Mons. Salvatore Muratore, Vescovo di Nicosia, S.E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, S.E. Mons. Giovanni Marra, Arcivescovo emerito di Messina Lipari S. Lucia del Mela, S.E. Mons. Francesco Sgalambro, Vescovo emerito di Cefalù e già Ausiliare della nostra Arcidiocesi, S.E. Mons. Francesco Miccichè, Vescovo emerito di Trapani e già Ausiliare della nostra Arcidiocesi, S.E. Mons. Carmelo Cuttitta, Vescovo ausiliare di Palermo, S.E. Mons. Salvatore Pappalardo, Vescovo di Siracusa, Mons. Carmelo Lupò, Vicario Generale della nostra Arcidiocesi, Mons. Giampaolo Rizzotti, Capo Ufficio Congregazione Cause dei Santi. Erano presenti anche Don Giuseppe La Speme, Cappellano della Basilica Cattedrale di Messina, Mons. Angelo Oteri, Presidente del Capitolo Protometropolitano della Basilica Cattedrale, Don Paolo Impalà, Vicario Foraneo di S. Lucia del Mela, Don Giuseppe Turrisi, Membro della commissione e Direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, Don Francesco La Camera, Membro della commissione e Direttore Amministrativo dell’Ufficio Diocesano, Don Giovanni Scimone, Membro della commissione e Direttore dell’Ufficio Tecnico Diocesano, Mons. Santi Colosi e  Mons. Giuseppe Trifirò, Canonici del Capitolo di S. Lucia del Mela, Mons. Pietro Aliquò, Cancelliere della Curia Arcivescovile, P. Pietro Bogdan Voicu, sacerdote Ortodosso Rumeno e P. Alessio Cappuccio Mandanikiota, sacerdote Greco Ortodosso.

Si tratta di un sacerdote cosiddetto ‘tridentino’ – ha proseguito il Cardinale Amato – modellato sull’esempio di San Carlo Borromeo, pastore interamente dedito alla cura dei fedeli, alla loro istruzione e soprattutto alla loro edificazione, col buon esempio di una vita santa. Sia la venerazione del suo corpo in una preziosa urna di cristallo, che la celebrazione di una messa il 2 settembre, anniversario della morte, considerata in loco quasi festa di precetto e segnata dalla partecipazione plebiscitaria dei fedeli sono un privilegio davvero eccezionale riservato solo ai beati e ai santi”.

Antonio Franco, nella sua breve esistenza (morì a soli quarantun’anni), fu venerato per la sua santità e per la fama di taumaturgo, poiché compiva interventi prodigiosi a favore degli ammalati e dei contadini, che chiedevano la pioggia per i loro campi o l’allontanamento delle intemperie dai loro raccolti.

Un Beato – afferma Sua Eminenza – si distingue da tutti noi per l’eroicità delle sue virtù e cioè per l’eccellenza della sua vita di fede, di speranza e di carità. La sua fede si manifestava nello studio, nella meditazione e nell’assimilazione della Parola di Dio; nella preghiera continua (oportet semper orare et numquam deficere); nella celebrazione e nell’adorazione dell’Eucaristia; nella filiale devozione alla Madonna; nell’impegno per la catechesi e per l’istruzione religiosa del popolo; il suo cuore si accendeva nella celebrazione della Messa e nella comunione eucaristica. Era proverbiale la sua magnanimità”.

Il Beato Franco dedicò gli ultimi anni della sua vita alla formazione del popolo di Dio, alla cui santificazione contribuì con i sinodi diocesani annuali, con le prudenti e avvedute ammonizioni, con le solenni feste religiose, con la preparazione e la frequenza ai sacramenti, con le visite alle chiese, ai monasteri, agli ospedali, alle confraternite, con l’istruzione civile e religiosa dei piccoli, con l’istituzione di scuole per i giovani; s’interessò della promozione delle vocazioni, della formazione iniziale dei chierici e di quella permanente dei sacerdoti.

Le spoglie del corpo incorrotto del Beato Franco, svelate pubblicamente solo oggi in occasione del rito ufficiale, rimarranno nella nostra Basilica Cattedrale fino al 13 settembre giorno in cui, con una solenne processione, verranno traslate a S. Lucia del Mela e ricollocate nel Duomo, nel sito originario, sotto l’altare del Crocifisso restaurato per l’occasione.

Papa Francesco, che ha ricordato questo importante momento durante l’Angelus del 1° settembre, nella sua lettera di Beatificazione definisce il Prelato “pastore secondo il cuore di Cristo, zelante testimone della carità evangelica”.

 

Visibilmente commosso, il nostro Arcivescovo Mons. La Piana, al termine di quello che Lui stesso definisce “un evento desiderato e atteso da quattro secoli”, nell’elevare lode al Signore per le Sue divine benedizioni, ha voluto esprimere un profondo ringraziamento innanzi tutto al Santo Padre “che ha posto il sigillo della Sua autorità apostolica al cammino che ha portato a riconoscere la santità del Beato” e a Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Angelo Amato “che a nome e per l’autorità del Santo Padre, ha offerto a noi e alla Chiesa la grazia di potere contemplare e seguire le virtù evangeliche e quei valori umani da lui eroicamente vissuti”. Il presule, proseguendo nei ringraziamenti a tutte le autorità religiose e civili convenute, ha affermato che, con la beatificazione di Mons. Franco “vero uomo di Dio, modello ed esempio di vita cristiana e potente intercessore, ci viene restituito quel ‘ramoscello di basilico fresco e verde’ per diffondere il buon profumo di Cristo ai nostri giorni”. “Un segno bello e prezioso – ha proseguito Mons. La Piana – del suo amore per la Chiesa e in particolare per questa nostra Chiesa locale che, insieme alla gioia, rinnova lo stupore e la preghiera. Un appello e un richiamo, poi, a conclusione dell’anno della fede, ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, a vivere con intensità l’amicizia e la comunione con il Signore e i fratelli.

 

 

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