Palermo: scandalo formazione, 17 arresti

Fiumi di denaro che dovevano servire al settore della formazione professionale in Sicilia, venivano invece utilizzati per corrompere politici con sontuose cene, viaggi e persino per andare a prostitute. L’obiettivo era canalizzare quanti più finanziamenti su un ente di formazione, il Ciapi, e accaparrarsi i più grossi bandi sulla comunicazione della Regione. È questo il quadro emerso dall’inchiesta condotta dalla guardia di finanza di Palermo e che ha scosso stamattina il mondo della politica siciliana. Diciassette le persone arrestate. Dovranno rispondere, a vario titolo, di finanziamento illecito ai partiti, associazione a delinquere e corruzione. Dodici sono finite in carcere e cinque agli arresti domiciliari.

L’indagine ruota attorno al Ciapi, uno dei più grandi enti di formazione dell’isola. Le fiamme gialle hanno scoperto un comitato d’affari che per anni, anche grazie la corruzione di politici e dirigenti pubblici e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, ha pilotato gli appalti dei grandi eventi in Sicilia.

I provvedimenti cautelari riguardano Faustino Giacchetto, Stefania Scaduto, dipendente del Ciapi, indicata come segretaria di Giacchetto; Francesco Riggio, noto avvocato penalista e presidente del Ciapi; Luigi Gentile, ex assessore regionale; Domenico Di Carlo, responsabile del progetto In.La Sicilia; Gianmaria Sparma, ex assessore e dirigente generale del dipartimento degli interventi per la Pesca della Regione siciliana; Pietro Messina, legale rappresentante della Effemmerre Group; Concetta Argento, moglie di Giacchetto; Gaspare Lo Nigro, ex dirigente generale dell’Agenzia regionale per l’Impiego e la Formazione professionale. Arresti domiciliari per Sandro Compagno, capo area amministrativa del Ciapi; Carmelo Bellissimo, responsabile acquisti Ciapi e Massimiliano Sala, titolare della Filmax. A tutti gli arrestati sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di 28 milioni di euro.

Giacchetto è stato arrestato anche nell’inchiesta Grandi eventi e con lui anche l’imprenditore Luciano Muratore e Antonino Belcuore, responsabile del servizio 20-servizio turistico di Taormina dell’assessorato regionale al Turismo. Sulla vicenda, inoltre, arresti domiciliari per Elio Carreca, dirigente del servizio 6 – manifestazioni ed eventi dell’assessorato regionale al turismo e Bruno De Vita, vicario del capo di gabinetto dell’assessore regionale del Turismo. L’inchiesta ha permesso di scoprire un giro di soldi che finivano in mano di manager e politici attraverso viaggi, cene, regali e persino escort.

Tra gli indagati, non raggiunti da alcun provvedimento cautelare, ci sono anche cinque ex assessori regionali al Lavoro e Formazione, tutti del centrodestra: Carmelo Incardona, Santi Formica, Francesco Scoma e Nicola Leanza. La guardia di finanza avrebbe denunciati anche l’ex presidente dell’Ars, Francesco Cascio (Pdl) che deve rispondere di finanziamento illecito ai partiti; Gaspare Vitrano, ex deputato regionale del Pd, sotto processo per concussione, per aver intascato mazzette riguardanti appalti nel fotovoltaico. Compaiono anche Salvino Caputo, deputato Pdl all’Ars; Nino Dina, deputato regionale dell’Udc; Mimmo Di Carlo, del Pid; Salvo Alotta del Pd, ex vice presidente vicario del consiglio comunale di Palermo e Gerlando Inzerillo, ex consigliere comunale di Grande Sud. Gli ultimi due erano candidati alle scorse comunali, ma non sono stati eletti.

Sulla vicenda interviene anche il presidente della Regione Rosario Crocetta che commenta: “Ritenendo di interpretare il pensiero della maggior parte dei siciliani, esprimo grande gratitudine nei confronti della magistratura e della guardia di finanza, che hanno svolto le indagini su episodi di corruzione registrati negli anni precedenti all’assessorato al Turismo e che hanno portato all’arresto di circa 17 funzionari ed amministratori e all’indagine per altri 23, compresi vari esponenti politici.

L’azione della magistratura – ha concluso Crocetta – ha riscontrato una serie di criticità che sono state pubblicamente denunciate. L’azione conferma inoltre la correttezza della scelta sulla politica di rotazione, avviata da tempo dal nostro governo. Ciò non significa affatto che tutti i dirigenti e funzionari regionali siano compromessi, ma i processi di rotazione consentono laddove ci sono, di cominciare nuovi percorsi amministrativi che sono già stati avviati nella maggior parte dei settori della macchina regionale. Oltre all’organizzazione degli eventi, c’è anche la comunicazione, intesa non come elemento di promozione reale, ma come macchina clientelare del consenso da catturare attraverso elargizioni di denaro e fondi a testate amiche. Riteniamo che ci sia ancora tanto da lavorare, ma che questo rappresenti l’avvio di un’azione importante nei confronti di un sistema malato che deve assolutamente cambiare”.

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