Catania: tristeza degli agrumi, collaborazione Sicilia-Spagna

La Sicilia e la Spagna, nell’ambito della ricerca scientifica, hanno in comune anche la lotta al virus della “tristeza” degli agrumi. Nella nostra Isola questa patologia colpisce una rilevante superficie agrumicola, causando gravi danni all’intera filiera produttiva. Al fine di poter avviare un concreto ponte di collaborazione e un proficuo scambio di conoscenze, il Parco Scientifico e Tecnologico (Pst) della Sicilia – presieduto da Marco Romano – ha ospitato due illustri ricercatori spagnoli dell’Instituto Valenciano de Investigaciones Agrarias (Ivia), Mariano Cambra e Maria Lopez, che hanno guidato nella penisola iberica la strategia per la soluzione del problema “tristeza”. Essi hanno tenuto un seminario tecnico all’interno del progetto di ricerca “Genomica funzionale, miglioramento genetico e innovazione per la valorizzazione dei prodotti della filiera agrumicola”.

I due esperti hanno preso visione del “Lab on Chip”, il kit diagnostico per la caratterizzazione degli isolati di CTV (Citrus Tristeza Virus), messo a punto nei laboratori del Parco, grazie al progetto coordinato dal prof. Antonino Catara e sviluppato in collaborazione con la ST Microeletronics. Il chip di appena 2 centimetri permette infatti di valutare non solo la presenza del virus, ma anche il suo grado di aggressività rispetto alla pianta ospite. La sua portata rivoluzionaria – grazie agli studi dei ricercatori Alessandro Lombardo e Grazia Licciardello – è dovuta al fatto che il chip consente di confrontare il ceppo presente nella pianta con tutti i genomi del virus sequenziati nel mondo, circa 40, in un lasso di tempo di tre ore, a fronte dei sei mesi necessari con il saggio su piante indicatrici, e a un costo di gran lunga inferiore.

Cambra ha affermato che di «la soluzione al virus della tristeza in Spagna è stata possibile grazie a sperimentazioni e progetti sviluppati nell’arco di quarant’anni. Le strategie promosse, in termini di riorganizzazione della ricerca e dei servizi hanno consentito di dare vita a una agrumicoltura moderna e dinamica. La tecnologia del Parco siciliano ha tuttavia un valore aggiunto perché apporta numerosi e importanti benefici ai servizi fitosanitari, ai vivaisti e ai produttori di agrumi. Ritengo quindi importante avviare una collaborazione tra i due Paesi per l’utilizzo del Lab on Chip».

La sinergia Sicilia-Spagna si rafforza anche nel campo del “greening”, la malattia causata da un batterio che sta decimando gli agrumeti di molti Paesi. «Nell’area del Mediterraneo – ha spiegato la ricercatrice Lopez – il greening non si è ancora introdotto ma la ricerca scientifica è già all’opera per adottare misure di prevenzione. Insieme con i colleghi siciliani auspichiamo la creazione di una task force multinazionale per limitare il più possibile l’emergenza».

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