Milazzo (Me): disastro ambientale, sequestrati due impianti alla raffineria

Due impianti di trattamento delle acque reflue della raffineria di Milazzo, nel messinese, sono stati sequestrati dalla capitaneria di porto, diretta dal capitano di Fregata, Fabrizio Coke. Sotto sequestro preventivo gli impianti Tap e Taz. I militari hanno eseguito la disposizione del gip del tribunale di Barcellona. Le deficienze strutturali degli impianti avrebbero determinato l’inquinamento delle acque marine della rada di Milazzo e della costa di levante della città mamertina a seguito dell’alluvione del 22 novembre 2011.

Provvedimento cautelare disposto nei confronti di dirigenti e funzionari della raffineria che, in cooperazione colposa tra loro, avrebbero omesso di adottare tutte le procedure d’emergenza previste per evitare lo sversamento in mare di sostanze idrocarburiche in rilevante quantità. Avrebbero anche omesso di realizzare gli impianti Tap e Taz, da cui è originato il tracima mento, in conformità all’Aia, non prevedendo alcun sistema automatico di allarme per il troppo pieno e omettendo di realizzare un sistema automatico di convogliamento dei reflui nei serbatoi di stoccaggio. Oltre al disastro ambientale colposo, contestati anche i reati di smaltimento illecito di rifiuti, effettuazione di scarichi industriali senza autorizzazione, violazione delle prescrizioni dell’Aia e violazione dell’obbligo di conservazione dei dati.

Inoltre, a carico della raffineria di Milazzo è stato contestato un illecito amministrativo.

Dopo l’alluvione che colpì il territorio di Barcellona nel 2011 e le segnalazioni di chiazze nel mare e dopo le indagini affidate dalla procura barcellonese alla capitaneria di porto, è stato accertato che lo sversamento in mare era da imputare a un cattivo o a un errato funzionamento dell’impianto di trattamento delle acque reflue che non avrebbe permesso lo stoccaggio in sicurezza all’interno delle apposite vasche di tutte le acque reflue meteoriche che si erano raccolte in occasione del nubifragio. Da qui la tracimazione delle acque nella sede stradale interna alla raffineria e il successivo conferimento in mare effettuato grazie all’apertura in emergenza di uno dei varchi doganali prospicienti la spiaggia antistante.

Le indagini hanno permesso di verificare che i fatti contestati sono stati resi possibili perché gli impianti della raffineria non sono risultati conformi, né ai progetti predisposti a suo tempo, né alle prescrizioni dell’Aia, autorizzazione integrata ambientale.

Secondo quanto accertato dai consulenti del pubblico ministero, inoltre, gli eventi non si potevano ricondurre all’alluvione perché, se fossero stati rispettati tutti i parametri previsti, non ci sarebbe stato alcun bisogno di effettuare uno sversamento di sostanze altamente inquinanti e nocive in mare.

Secondo il provvedimento del giudice per le indagini preliminari, le deficienze riscontrate, definite di tipo strutturale dai consulenti, non consentono la corretta gestione degli impianti e il controllo del pericolo di una nuova tracimazione degli scarichi inquinanti e del loro versamento in mare.

E’ opportuno, dunque, un tempestivo intervento di messa a norma degli impianti della raffineria per neutralizzare le fonti di inquinamento ed eliminare le illecite immissioni in mare attraverso “la sollecita predisposizione di tutti gli interventi, peraltro già previsti nell’autorizzazione integrata ambientale e disattesi dalla società, necessari per adeguare gli impianti”.

Dal decreto di sequestro è emerso anche un tentativo di inquinamento delle prove attuato dagli indagati che ha reso le indagini ancora più difficili.

L’attività produttiva della raffineria continua, nonostante il sequestro, in attesa che gli impianti contestati vengano messi a norma. Tutto ciò per salvaguardare l’occupazione e le finalità della produzione, nel rispetto dei parametri di legge.

Maria Chiara Ferraù

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