Messina: la Filca Cisl riparte con Giuseppe Famiano

La Filca Cisl di Messina riparte nel segno della continuità, confermando per altri quattro Giuseppe Famiano nella carica di segretario generale. L’elezione è avvenuta al termine del IX Congresso provinciale tenutosi questa mattina all’Hotel Europa di Messina alla presenza del segretario nazionale Filca Salvatore Scelfo, del segretario regionale Filca Santino Barbera e della segretaria confederale della Cisl Messina Paola Zito. In segreteria sono stati riconfermati Francesco Catalano e Carmelina Ferrara. I lavori congressuali sono stati l’occasione per fare il punto sul momento del settore edile in provincia di Messina.Il 2012 è stato, sicuramente, un anno difficile per l’edilizia messinese”. Una amara presa d’atto, quella che il segretario provinciale Giuseppe Famiano, ha illustrato alla platea del Congresso nella sua relazione snocciolando numeri disastrosi. “Numeri – ha detto – che, però, purtroppo parlano chiaro. La crisi ha fatto registrare un crollo degli appalti pubblici del 40%. Dai dati forniti dalla Cassa Edile di Messina risulta che il numero dei lavoratori iscritti alla Cassa Edile passa dai 13.982 del 2008 ai 10.377 del 2012,  con un decremento di 3605 unità. Il numero delle imprese iscritte alla Cassa Edile passa dalle 2.835 del 2008 alle 2.554 del 2012. Il monte salari denunciato registra un decremento, infatti da 102 milioni di euro del 2008 si passa a 74 milioni di euro del 2012. Il monte ore denunciato registra una flessione, in quanto da 11.461.000 ore lavorate nel 2008 si passa a 7.451.000 del 2012”.

Un settore agonizzante e Famiano individua le responsabilità soprattutto nella classe politica: “Assente, disinteressata allo sviluppo economico del proprio territorio e alle problematiche dei disoccupati – ha tuonato Famiano – la sua principale preoccupazione è difendere la poltrona che occupa. I pochi cantieri aperti chiudono perché gli enti appaltanti non pagano lo stato di avanzamento lavori”.

Vi sono opere di vitale importante per il territorio già finanziate, appaltate ma ferme è stata la denuncia di Famiano. “Il caso più eclatante è quello dei lavori per l’ammodernamento della strada statale 117, S. Stefano Camastra-Gela: un cantiere è  stato chiuso dopo la rescissione del contratto con la Saicam da parte dell’Anas,  mentre gli altri cantieri non riescono a partire. La situazione è critica perché si rischia di mettere in pericolo non solo il 10% dei lavori già eseguiti, ma anche la vita delle persone che transitano lungo la Statale Centrale Sicula. Il blocco dei lavori, inoltre, mortifica lo sviluppo economico del territorio perché le attività  produttive  sono penalizzate dalle carenti infrastrutture. Vergognoso, poi, quanto sta accadendo con i porti di Tremestrieri, Capo d’Orlando e S. Agata Militello dove tutto  rimane  fermo a   causa dei   ricorsi  che comportano    solo perdita di tempo e contemporaneamente aumentano il  rischio di far perdere i finanziamenti”.

Non va bene nemmeno il ramo legato all’edilizia pubblica. “Sono fermi i lavori appaltati dall’IACP per la realizzazione del Parco Magnolia, di 44 alloggi a S. Lucia, di 40 alloggi a  Minissale e di 65 e 40 alloggi a Bordonaro – ha ricordato Famiano – finanziati, ma ancora fermi a causa di intoppi burocratici, anche 40 interventi di recupero di alloggi IACP che dovrebbero essere affidati tramite cottimo fiduciario e desta stupore che Messina è stata esclusa dai finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole in aree sismiche”.

Per la Filca prioritaria è anche la messa in sicurezza del territorio. “Bisogna fermare il dissesto idrogeologico – ha detto Famiano perché non si ripetano eventi come quelli di Giampilieri, Saponara, Scaletta Zanclea, San Fratello e Caronia. I lavori sono fermi al punto di partenza e la classe politica non sta facendo nulla per mettere in sicurezza il territorio, per risarcire i danni alla popolazione e per far si che le attività economiche possano ripartire”.

Famiano quindi ha lanciato la proposta di un patto, tra parti sociali, comuni del messinese, Provincia e IACP per il rilancio dell’edilizia. “Le finalità – ha spiegato – dovrebbero essere quelle del monitoraggio delle opere pubbliche con un controllo periodico dello stato di realizzazione e del rispetto della tempistica programmata; la realizzazione di una mappatura completa di tutte le opere già finanziate e immediatamente cantierabili per poterne velocizzare l’avvio e la conseguente apertura dei cantieri; la programmazione delle opere pubbliche”. Attenzione anche ai comparti Legno, Lapidei, Marmo che hanno risentito degli effetti della crisi che ha colpito il settore edile. “Negli ultimi quattro anni molte aziende hanno dovuto attivare le procedure della cassa integrazione per crisi, altre hanno dovuto arrestare l’attività produttiva a causa della difficoltà di approvvigionamento dell’argilla. Dove c’è stata la crisi, c’è stata burocrazia come il caso della Nebrodi Inerti, che ha arrestato l’attività estrattiva, nella cava di San Marco d’Alunzio, a causa  di problemi burocratici legati al mancato rilascio di un parere da parte dell’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente”.

Famiano si è sofferto a lungo su un altro aspetto del lavoro nel settore edile, quello dell’irregolarità. “E’ sempre più diffuso – ha denunciato – l’utilizzo improprio  delle tipologie  contrattuali, il lavoro nero, l’evasione contributiva e il mancato rispetto delle norme di sicurezza. Il dato allarmante è l’aumento del ricorso part-time, che spesso nasconde lavoro a tempo pieno con tutele dimezzate o addirittura senza tutele né previdenziali, né assicurative. Nei pochi cantieri aperti prolifera la paura tra i lavoratori che, a causa dei problemi economici, scendono a compromessi con i datori di lavoro e accettano tutto quello che viene loro proposto. Troppi sono i datori di lavoro furbi che corrispondono ai propri dipendenti importi inferiori a quelli risultanti in busta paga costringendoli allo stesso tempo a firmarla.

Le istituzioni, anche con il sostegno dei lavoratori, devono mantenere alta la guardia contro le infiltrazioni mafiose nei cantieri. È necessario che le istituzioni si adoperino per far intensificare i controlli da parte delle forze dell’ordine e non dobbiamo sottovalutare le conseguenze delle infiltrazioni mafiose nei cantieri, poiché nell’esecuzione dei lavori spesso si ricorre all’utilizzo di materiale non conforme, il che comporterà grossi rischi in termini di sicurezza”.

“Il problema è nazionale – ha sottolineato Salvatore Scelfo, segretario Filca Cisl – vi è una perdita di posti di lavoro in tutta Italia di circa 550mila addetti nel settore delle costruzioni. Viviamo una condizione di estrema difficoltà. Bisogna rilanciare l’edilizia attraverso una serie di azioni, come intervenire sul dissesto idrogeologico, sulla riqualificazione del patrimonio abitativo privato e pubblico. È un’azione che porta un’edilizia diversa rispetto a quella che abbiamo conosciuto sino ad ora. Una buona edilizia, ecocompatibile e di qualità. Piuttosto – ha aggiunto Scelfo – il fenomeno da contrastare è il lavoro nero. I dati statistici dicono che il 59% delle imprese censite hanno registrato irregolarità, ciò significa che nel nostro settore è sempre presente. La possibilità di agevolare l’emersione dal lavoro nero potrebbe ridare fiato al nostro settore. Non bisogna sottovalutare il fenomeno, sempre più importante, dell’infiltrazione criminale nell’edilizia”.

“Quando si ferma l’edilizia si ferma tutta l’economia – ha detto il segretario regionale Filca, Santino Barbera – Stiamo vivendo la crisi sulla nostra pelle perché il settore è fermo: in 4 anni abbiamo perso il 50% del volume di affari, la disoccupazione è diventata dilagante, abbiamo perso 50mila posti di lavoro. Tutte le opere che ci avevano promesso non sono partite, mancano i progetti e i finanziamenti. La classe politica sembra molto confusa nel programmare il futuro dei siciliani, non ci sono idee chiare. Abbiamo già formulato la nostra proposta al presidente della Regione Crocetta. Recuperiamo, intanto, i finanziamenti europei per le infrastrutture. Non è possibile che ancora oggi ci dicano che l’80% dei fondi Fas sono gestiti da Anas e Italfer. Se è così, se Anas e Italfer gestiscono davvero i fondi strutturali che sono della Sicilia bisogna pretendere l’avvio di tutti quei progetti che sono finanziati, possono dare lavoro e infrastrutture. Perché, senza infrastrutture non può esserci né sviluppo, né turismo, né industria”.

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