Niscemi (Cl): stupro di gruppo nel 2007, oggi gli interrogatori di garanzia

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i tre giovani incensurati ascoltati dai giudici del tribunale per i minorenni di Catania. I tre, originari di Niscemi, centro in provincia di Caltanissetta, sono indagati a piede libero, insieme ad una quarta persona, per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza allora sedicenne. I fatti risalgono ai primi mesi del 2007.

Dei quattro, anche loro minorenni all’epoca dei fatti come la giovane vittima, uno di loro lega il proprio nome alla vicenda drammatica conclusasi con l’omicidio di Lorena Cultraro, assassinata nel 2008 a Niscemi da tre giovani che stanno scontando la loro condanna per violenza sessuale e omicidio. Si tratta di Domenico Di Modica, 22 anni, condannato a vent’anni di reclusione.

L’indagine è stata condotta dal Commissariato di Niscemi, guidato dal commissario capo Antonio Migliorisi, dietro direttive del sostituto procuratore della Repubblica Barbagallo e si sono avvalse di accertamenti tradizionali e di intercettazioni.

La triste storia della violenza per cui sono stati sentiti i giovani dai giudici, è venuta alla luce cinque anni dopo quando la ragazza ha trovato finalmente il coraggio di raccontare i fatti alla famiglia e a denunciare l’accaduto alla Polizia. Gli agenti della squadra di polizia giudiziaria sono riusciti a far emergere gravi indizi a carico dei quattro giovani, tre dei quali, come detto, incensurati.

Una sera dei primi mesi del 2007, mentre la vittima stava rientrando a casa è stata avvicinata da due suoi conoscenti: Di Modica e un altro  giovane. I ragazzini l’hanno caricata su un ciclomotore portando la ragazza in un’abitazione di periferia all’epoca in costruzione. Qui c’erano ad aspettarli altri due giovani tra cui il proprietario della casa. All’interno si è consumato il dramma subìto dalla sedicenne. A turno i quattro ragazzi le hanno usato violenza sessuale. La giovane è stata poi lasciata libera di andarsene e rientrare a casa, ma avrebbe dovuto tacere tutto alla propria famiglia, altrimenti avrebbe subito ritorsioni. Queste le minacce dei ragazzi.

Maria Chiara Ferraù

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