Catania: omicidio Paratore, arrestati esponenti clan Santapaola

Nel 2005 era stato assassinato Sebastiano Paratore, co affiliato della famiglia mafiosa Santapaola a Catania. Oggi i Carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Catania hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti della famiglia mafiosa dei Santapaola. Le manette sono scattate ai polsi di Carmelo Puglisi, 48 anni e Orazio Magrì, 41 anni, entrambi ritenuti personaggi di spicco in seno alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano.

Puglisi era stato arrestato dai Carabinieri di Catania l’otto ottobre del 2009 in una villetta nel territorio di Belpasso nel corso dell’operazione denominata “Fiori bianchi”. Era latitante dal 2007 e fu sorpreso insieme ad altri soggetti ritenuti esponenti di primo piano del Gotha di Cosa nostra etnea. All’epoca Santo La Causa, reggente della famiglia mafiosa, all’epoca pure ricercato e di recente divenuto collaboratore di giustizia era stato arrestato insieme a Vincenzo Maria Aiello, rappresentante provinciale della mafia etnea; Venerando Cristaldi, capo del gruppo di PIcanello; Rosario Tripoto, vice capo del gruppo di Picanello; Ignazio Barbagallo, capo del gruppo di Belpasso; Francesco Platania e Antonino Botta, soldati del gruppo della Civita. Tutti erano stati sorpresi ad una riunione, cui prese parte anche Sebastiano Laudani, detto Iano il piccolo, capo dell’alleato clan dei Muss’i Ficurinia. Il summit mafioso era stato indetto per decidere se muovere guerra o meno al clan avverso dei Carateddi, all’epoca guidata da Sebastiano Lo Giudice, in prepotente ascesa.

Magrì, ritenuto elemento apicale e killer senza scrupoli della famiglia Santapaola-Ercolano, invece, è tuttora latitante, dopo che si è reso irreperibile nel corso dell’esecuzione dell’operazione condotta dai Carabinieri del comando provinciale, denominata “Stella polare”, del 30 luglio scorso, che ha fatto luce sugli enormi interessi della famiglia mafiosa dei “Santapaola – Ercolano” nel lucrativo settore degli stupefacenti. I due, che sono cugini, dovranno rispondere dell’assasinio del co- affiliato Sebastiano Paratore che l’undici marzo 2005 venne picchiato, ucciso a colpi di pistola, dato alle fiamme e abbandonato, tra le sterpaglie, in un terreno incolto nelle campagne di Acicatena, nel catanese. Le fonti di prova che hanno consentito al pool di magistrati della procura di Catania, coordinato dal procuratore aggiunto Carmelo Zuccaro, di richiedere ed ottenere la misura cautelare a carico di Puglisi e Magrì sono costituite da intercettazioni telefoniche e tra presenti, nonché dalle dichiarazioni rese da tre collaboranti, l’ultimo dei quali, Santo La Causa ha spiegato le ragioni che indussero gli indagati a eliminare Paratore. Puglisi, che era legato all’ucciso da lontani vincoli di parentela, aveva raccolto, in virtù del suo ruolo di responsabile del gruppo della Civita, le lamentele della moglie di un affiliato, condannato all’ergastolo e quindi all’epoca detenuto, che era stata in qualche modo insidiata da Paratore allorché quest’ultimo, mensilmente, le consegnava lo stipendio destinato al marito carcerato. Puglisi, allora, in concomitanza con una delle visite di Paratore, aveva fatto nascondere un suo uomo a casa della donna, scoprendo che quest’ultima le aveva detto la verità e, quindi, decretando la morte dell’affiliato, cui avevano personalmente provveduto Magrì e altri soggetti, tra cui Alfio Catania, affiliato del gruppo di Acicatena, già condannato per il delitto con sentenza definitiva dai giudici della corte d’Assise d’appello di Catania.

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